L’ESP32 è un microcontrollore con Wi-Fi e Bluetooth integrati, prodotto da Espressif, che costa fra i 3 e gli 8 euro. Detta così sembra una specifica da catalogo. Detta in modo utile: è il pezzo di silicio che ti permette di costruire in mezz’ora un sensore di temperatura che appare in Home Assistant come qualsiasi altro dispositivo, spendendo 8 euro invece dei 40 che chiede il produttore commerciale, e sapendo esattamente cosa fa e con chi parla.
È diventato lo standard di fatto del DIY domotico per una ragione precisa: ha la radio a bordo. Prima dell’ESP32 (e del suo predecessore ESP8266) mettere in rete un Arduino significava aggiungere uno shield Ethernet, un modulo Wi-Fi, e scrivere il codice per pilotarli. Qui la radio c’è già, il chip costa quanto una pizza e mezza, e con ESPHome non devi scrivere una riga di C. In questo capitolo vediamo cos’è davvero un microcontrollore e in cosa differisce da un Raspberry Pi, perché l’ESP32 ha vinto, e cosa costruiremo nei prossimi tredici capitoli.
Microcontrollore, non microcomputer
La confusione più comune di chi arriva dal Raspberry Pi è pensare all’ESP32 come a “un Pi piccolo”. Non lo è, ed è la distinzione che governa tutte le scelte del corso.
Un Raspberry Pi è un computer: ha un sistema operativo (Linux), un filesystem, processi, utenti, un package manager. Ci giri Home Assistant, un database, un server web. Consuma 3-7 W, si avvia in 30 secondi, e se togli la corrente male può corrompere la scheda SD.
Un ESP32 è un microcontrollore: non ha un sistema operativo nel senso comune, esegue un solo programma (il firmware) che tu gli hai caricato, dall’inizio alla fine, per sempre. Ha 320-512 KB di RAM invece di gigabyte. Si avvia in 200 millisecondi. Consuma 80-160 mA quando la radio trasmette e 10 microampere quando dorme, il che significa che può stare a batteria per mesi. Se togli la corrente non si corrompe niente: al ritorno riparte identico.
| Raspberry Pi | ESP32 | |
|---|---|---|
| Cosa è | Computer con Linux | Microcontrollore con un solo firmware |
| RAM | 1-8 GB | 320-512 KB (+ PSRAM opzionale) |
| Boot | ~30 secondi | ~200 ms |
| Consumo | 3-7 W | 0,3-0,8 W attivo, ~0,00005 W in deep sleep |
| Batteria | Ore, con un power bank grosso | Mesi, con una LiPo da 1000 mAh |
| Costo | 40-90 € | 3-8 € |
| Ruolo tipico | Il cervello (Home Assistant gira qui) | Le terminazioni nervose (sensori e attuatori) |
Non sono in competizione, sono complementari. Il Pi (o il mini PC, o la VM) ospita Home Assistant; gli ESP32 sono le decine di puntini sparsi per casa che misurano e comandano. Se stai cercando di far girare Home Assistant su un ESP32, hai sbagliato capitolo. Se stai cercando di mettere un Raspberry Pi dentro una scatola di derivazione per leggere un sensore di temperatura, stai buttando 60 euro e 6 watt.
Perché ha vinto l’ESP32 e non altri
Sul mercato ci sono decine di microcontrollori. L’ESP32 ha vinto la nicchia domotica per la combinazione di cinque cose, nessuna delle quali da sola sarebbe bastata.
La radio è integrata. Wi-Fi 802.11 b/g/n e Bluetooth Low Energy sullo stesso die. Nessun modulo aggiuntivo, nessun cablaggio, nessuna libreria da far convivere.
Costa niente. Una board di sviluppo completa (chip, regolatore di tensione, porta USB, pulsanti, LED) parte da 3 € su AliExpress e da 6-8 € su Amazon con consegna in due giorni. Un sensore commerciale equivalente costa 30-50 €.
È abbondante di periferiche. 20-30 pin utilizzabili, più bus I²C e SPI, UART, ADC, DAC, PWM, touch capacitivo, contatori di impulsi. Praticamente qualsiasi sensore economico si attacca a un ESP32.
Ha ESPHome. Questo è il vero moltiplicatore. ESPHome è il progetto (parte della Open Home Foundation, come Home Assistant) che trasforma un file YAML di venti righe in un firmware compilato. Senza ESPHome l’ESP32 sarebbe rimasto uno strumento per chi sa programmare in C; con ESPHome è diventato accessibile a chiunque sappia scrivere una configurazione. Ne parliamo diffusamente in 4 Come funziona ESPHome.
La community è enorme. Qualsiasi sensore tu voglia collegare, qualcuno l’ha già collegato, ha scritto il componente ESPHome, e ha documentato il tranello.
Locale davvero, non “locale con asterisco”
Un aspetto che vale più di quanto sembri: un dispositivo ESPHome parla solo con il tuo Home Assistant, sulla tua rete, su una connessione cifrata. Non c’è un cloud cinese in mezzo, non c’è un account da creare, non c’è un’app che smette di funzionare quando il produttore chiude.
Questo ha due conseguenze pratiche. La prima è che continua a funzionare se salta la linea Internet: le automazioni girano in casa e basta. La seconda è che nessuno può spegnerti il dispositivo da remoto con un aggiornamento sbagliato o una decisione commerciale. È lo stesso discorso già fatto in 1 Cos’è la Domotica a proposito della domotica locale, applicato al livello più basso possibile della catena.
Cosa si costruisce davvero
L’elenco che segue non è teorico: sono le cose che la gente costruisce più spesso, con i prezzi indicativi del materiale.
- Sensore clima per stanza: temperatura, umidità e pressione con un BME280, ~8 € tutto compreso. La controparte commerciale ne costa 30 e ti chiede un account.
- Sensore di presenza mmWave: vede se una persona è in stanza anche se sta ferma, cosa che i sensori PIR non sanno fare. È il singolo upgrade che cambia di più la qualità delle automazioni luci. Ne ho scritto in dettaglio in 3 SENSORE DI PRESENZA mmWave con HLK-LD2410S e XIAO ESP32-C6 (con Zigbee).
- Interruttore smart con pulsante fisico: relè più pulsante, dove il pulsante funziona anche se Home Assistant è spento.
- Sensore porta/finestra a batteria: reed switch e deep sleep, mesi di autonomia con una cella LiPo.
- Misuratore di consumo elettrico: clamp CT o PZEM-004T sul quadro, per sapere quanto tira davvero la casa.
- Rilevatore di allagamento: due fili sotto la lavatrice, un chip che dorme e si sveglia ogni tanto.
- Display e-ink con il riassunto della casa: temperatura, meteo, prossimo appuntamento, appeso in corridoio.
- Bluetooth proxy: non ha nemmeno sensori attaccati: sta in una presa e fa da ponte fra i dispositivi BLE lontani e Home Assistant. Costa 5 € e risolve il problema della copertura Bluetooth in tutta la casa. È probabilmente il progetto col miglior rapporto risultato/fatica dell’intero corso, e lo vediamo in 13 Bluetooth proxy Assist Zigbee e Thread.
- Satellite vocale: un ESP32-S3 con microfono e altoparlante diventa un punto di ascolto per Assist, l’assistente vocale locale di Home Assistant.
Il filo comune è il rapporto costo/funzione. Cinque-dieci euro per un dispositivo che l’equivalente commerciale vende a trenta-cinquanta, con in più il fatto che sai cosa c’è dentro e puoi cambiarlo.
MA NE VALE LA PENA, SE ESISTE GIÀ IL PRODOTTO COMMERCIALE?
Dipende, e la risposta onesta è “non sempre”. Se ti serve una lampadina smart, comprala: una IKEA Trådfri costa 10 € e funziona benissimo, rifarla in DIY è tempo buttato. L’ESP32 conviene quando il prodotto commerciale non esiste (misurare l’acqua del pozzo, contare gli impulsi del contatore del gas), quando costa in modo assurdo (sensori industriali), quando ti obbliga a un cloud che non vuoi, o quando vuoi combinare cose che nessuno vende insieme. Torniamo su questo in 14 Troubleshooting e pratiche di buon uso.
Cosa serve per cominciare
Il materiale minimo per seguire i capitoli operativi:
- Una board ESP32, consiglio una ESP32-C3 Super Mini (~4 €) per iniziare, o una ESP32-S3 DevKit (~10 €) se pensi di arrivare ai display. La scelta la ragioniamo in 2 Famiglie e scelta della board
- Un cavo USB dati: non uno di quelli solo-carica, è la causa numero uno di “il PC non vede la board”
- Un sensore BME280 (~5 €) per avere qualcosa da leggere fin dal primo device
- Una breadboard e qualche jumper (~5 €), per non dover saldare subito
- Home Assistant già installato e funzionante: se non ce l’hai, il punto di partenza è 3 Installare Home Assistant
Totale sotto i venti euro. Alimentatore e computer li hai già.
Come è organizzato il corso
Questo corso dà Home Assistant per scontato. Se non sai cos’è un’entità, cos’è HACS o come si scrive un’automazione, il posto giusto da cui partire è il Corso Home Assistant; qui rimando ai suoi capitoli quando serve, invece di ripetere.
Il percorso è questo: i capitoli 2 e 3 sono hardware puro (quale board, come si legge un pinout, cosa puoi collegare a cosa senza bruciare niente). Dal 4 all’8 c’è il software: come funziona ESPHome e come si usano i tre strumenti visuali che nel 2026 hanno cambiato il modo di lavorare, cioè ESPHome Device Builder, ESPConfig Designer ed ESPHome Designer. Dal 9 all’11 il catalogo di cosa si integra davvero: sensori, attuatori, display. Il 12 e il 13 sono le cose che rendono un progetto adulto: autonomia dal server, batteria, ruoli avanzati. Il 14 chiude con i guasti tipici e le abitudini che evitano di ritrovarsi fra sei mesi con dodici chip che nessuno sa più com’erano configurati.
Se hai già letto 16 ESPHome del corso Home Assistant, i capitoli 4, 5 e 6 ti sembreranno in parte familiari: quel capitolo era la versione compressa in una pagina, questa è la versione estesa e aggiornata agli strumenti di oggi.
Ricapitolando
- L’ESP32 è un microcontrollore con Wi-Fi e BLE integrati: esegue un firmware, non un sistema operativo.
- Non compete col Raspberry Pi, lo completa: il Pi è il cervello, gli ESP32 sono le terminazioni nervose.
- Ha vinto per la combinazione di radio integrata, costo bassissimo, tante periferiche, community enorme e soprattutto ESPHome.
- Un device ESPHome parla solo col tuo Home Assistant: nessun cloud, nessun account, funziona anche senza Internet.
- Il rapporto costo/funzione è il vero argomento: 5-10 € per quello che commercialmente ne costa 30-50.
- Non ha senso rifare in DIY quello che il mercato già fa bene e a poco: l’ESP32 conviene dove il prodotto non esiste, costa assurdo, o ti obbliga a un cloud.
- Per iniziare bastano venti euro di materiale e un’istanza Home Assistant già in piedi.